Di uomini ed eroi.
“Nulla possono gli uomini contro il Fato e la volontà degli Dèi“
Il post di oggi non riguarda fuffa motivazionale o sfoghi incomprensibili ma parla d’Amore, nelle sue più svariate forme.
Devo fare una premessa, prima di iniziare: le due persone che citerò, assieme ovviamente alla loro opera, mi hanno fatto riscoprire tale sentimento e sono riuscite a incanalarlo in qualcosa di sottile, silenzioso, calmo. E, assieme a questa scoperta, l’hanno connotato nel termine “amicizia” nella maniera più profonda e calda che avessi mai provato.
Dunque, oggi mi appresterò a recensire “GORGONIA“, il fumetto di Cristina Kokoro e di Eleonora Gatta, edito da PlanetManga. Mentre la prima, oltre che essere una formidabile fumettista, trascina con sè 21 anni di amicizia con la sottoscritta, la seconda è stata una delle più piacevoli scoperte che avrei mai potuto fare, sia come narratrice, sia a livello amicale.

Prima di introdurre la storia, nonchè le mie personali opinioni al riguardo, voglio prima far eun piccolo sunto circa la mitologia di alcuni personaggi che troverete nel fumetto.
Le “GORGONI” o “FORCIDI” (in quanto, il mito, le vuole figlie di Forco e di Ceto) sono un trio di fugure femminili; Steno, Euriale e Medusa e, geograficamente parlando, erano collocate o in Libia o all’estremo Occidente. Il loro aspetto si poteva definire mostruoso: erano creature con il capo coperto di serpi, grandi ali dorate e denti giganteschi (come descritte da Apollodoro, nella sua Biblioteca, 2.4.2).
Fra di loro, l’unica con natura mortale è Medusa: il mito narra che, in origine, fosse una giovinetta dalla bellezza incredibile, che venne punita da Atena per aver giaciuto con Poseidone in uno dei templi a lei dedicati. Mentre una versione del mito la vede sedotta dal dio dei mari e consenziente nell’avere un rapporto sessuale con lui, un’altra versione afferma che venisse stuprata sui gradini del tempio, invocando la pietà di Atena che, però, non arrivò mai.
Atena, la dea guerriera, è conosciuta come una delle figure più vendicative e orgogliose del pantheon greco: ella infatti riserva alla povera ragazza una sorte terribile, trasformandola in una gorgone e costringendola a vivere con Euriale e Steno presso una dimora accanto all’Oceano, nei pressi di Tartasso.
Secondo Eschilo (Prometeo, 800), il suo capo era così spaventoso da pietrificare chiunque osasse guardarla in volto.
Le tre Gorgoni rappresentano tre tipi di perversione; Steno (il cui nome, per altro, viene dalla parola greca Stheno e significa “forza“, donandole così la definizione della più forte tra le tre “sorelle”) è il simbolo della perversione morale. Euriale simboleggia la perversione sessuale e Medusa della perversione intellettuale.
Nell’iconografia classica, il volto delle gorgoni assunse un significato apotropoico: veniva spesso esposto vicino ai templi o agli ingressi degli edifici per tenere lontano il malocchio.
Una caratteristica di queste creature era legata al loro sangue: se, nello sgorgare dal loro collo, era stata colpita una certa vena, era un veleno mortale; se sgorgava da un’altra, era un potente rimedio curativo, che il dio Asclepio utilizzava per restituire la vita ai morti.
Nel mito si trovano inoltre alcune affinità tra Persefone e Medusa, entrambe legate al mondo dei morti.
PERSEO è uno dei personaggi chiave sia del mito sia del fumetto: figlio di Danae e Zeus e nipote di Acrisio, nacque in segreto, poichè il nonno – a seguito di una predizione di un oracolo non meglio specificato (sebbene la divinazione si possa attribuire alla Pizia di Delfi) – rinchiuse la figlia in delle stanze sotterranee, chiuse da una pesante porta in bronzo e sorvegliate giorno e notte, affinchè non potesse generare un erede che sarebbe stato, secondo la profezia, il suo assassino. Zeus, innamorato di Danae, riuscì comunque a concepire un figlio con lei: si trasformò in pioggia dorata e, filtrando attraverso il tetto della prigione della bellissima Danae, riuscì a far sì che lei potesse portarne in grembo il figlio. Per questo, un epiteto con cui veniva chiamato Perseo era Aurigeno, cioè “colui nato dall’oro“.
Finita questa premessa (cui seguiranno, comunque, delle ulteriori aggiunte), ora posso iniziare la recensione vera e propria.
Nel fumetto vediamo Acrisio che si reca per la seconda volta a Delfi, con la speranza che la Pizia gli fornisca il motivo per cui non riesce a generare un erede maschio che possa succedergli al trono: egli infatti, nonostante i ripetuti tentativi, a parte Danae, aveva concepito sempre e solo femmine di salute cagionevole, spesso decedute durante il parto o poco dopo. La Pizia, sacerdotessa di Delfi nonchè Oracolo, gli svelerà una tremenda profezia: il nipote usurperà il suo trono, dopo averlo ucciso.

Per questo, al suo ritorno ad Argo, egli confinerà la figlia in un’ala della casa, affinchè non possa incontrare nessun uomo e, così, non riuscire a generare quel nipote tanto pericoloso (l’unica diversità rispetto al mito è che Danae non viene rinchiusa nei sotterranei).
Preso dalla rabbia e dalla frustrazione per tale profezia, egli comprerà una schiava a Delfi, dai lucenti capelli rossi, e la stuprerà poco dopo, seminando nel suo grembo quello che spera essere un erede maschio.
La schiava viene trascinata ad Argo, incapace di comunicare a causa della barriera linguistica, e sbattuta nel gineceo assieme a Danae. Qui genererà, nella stessa notte della principessa, un figlio maschio, dagli stessi capelli rossi ma completamente cieco, cui viene dato il nome di Koral, mentre Danae partorirà un maschio perfettamente sano di nome Perseo. La madre di Koral morirà durante quella notte di parto, lasciando al figlio una collana che porterà per il resto della sua vita. Nel fumetto viene specificato che Perseo è un neonato molto tranquillo, che non piange mai, mentre il pianto di Koral è l’unico che eccheggia nelle stanze del gineceo: questo è la copertura per Danae, che riesce così a nascondere l’esistenza del figlio. Ma una notte, in cui un temporale particolarmente forte spaventa entrambi i neonati, il loro pianto fa sì che le guardie si rendano contro dell’inganno. Atena però, tramutatasi in una guardia a sua volta, fa fuggire Danae dalla sua prigionia e le affida, oltre al figlio naturale, anche l’altro neonato e, dopo aver chiuso i tre in una cassa e affidati al mare, ne seguirà comunque le sorti per tutto l’arco narrativo (il mito vuole che sia stato lo stesso Acrisio, in realtà, a chiudere la figlia in una cassa assieme a Perseo, sperando che questa si incagliasse ed entrambi morissero annegati. Sarà Zeus a salvarli, facendo sì che la cassa si incastri in un’isola delle Cicladi, a Serisio).
Tornando a Gorgonia, la cassa giunge sulle spiagge di Serisio, e Danae viene accolta, assieme ai neonati, da Ditti, fratello del re Polidette, che li prende sotto la propria ala e garantisce loro protezione (sempre secondo il mito però, Ditti non godeva di alcun privilegio, nonostante fosse il fratello di un re. Egli infatti viene descritto come un umile pescatore che porterà i due direttamente da Polidette). Ma mentre Perseo cresce assieme al figlio di Ditti, Medusa, e viene istruito ed addestrato, Koral viene affidato alle cure della serva Clizia e rimane relegato in un’ala della casa, senza contatti col mondo esterno. Sarà proprio il figlio di Ditti a farlo uscire dalla sua prigionia quando, suonando la lira, innalza la sua voce in un bellissimo canto che affascina Koral a tal punto da farlo uscire dalle proprie stanze e lo conduce verso l’autore di tale melodia.
Da questo momento sia Perseo che Medusa, insisteranno affinchè anch’egli venga istruito con loro, condividendone le sorti e trascorrendo tutto il tempo possibile con lui, affezionandosi a quel ragazzino esile e bellissimo, con cui condivideranno diverse esperienze che riusciranno a salvarlo dalla solitudine, pur mantenendo un carattere timido e schivo. La sua cecità non viene vista come un ostacolo, e in diverse occasione i due lo aiuteranno a percepire sempre di più ciò che lo circonda, affinando i sensi.
I tre crescono, ma mentre Perseo e Medusa affronteranno il rito del passaggio all’età adulta, Koral rimarrà sempre dietro loro di un passo, soprattutto perchè Danae insisterà affinchè gli rimanga preclusa la vita di palazzo, non permettendogli di partecipare alle feste ed ai banchetti organizzati da Ditti.
L’amicizia fra i tre ragazzi, intanto, muta in amore: Koral sente un profondo sentimento per i due ragazzi e anche Perseo e Medusa non rimarranno immuni al fascino che il ragazzo acquista con la crescita; dopo una festa, cui riescono a farlo partecipare, i due riusciranno a liberarsi dal peso di una finzione di palazzo e a consumare il loro amore per il ragazzo. Questa situazione, che potrebbe benissimo trasformarsi in un triangolo amoroso, in realtà prende una piega diversa: i tre vivono l’amore che provano l’uno per l’altro in maniera totalmente naturale e felice.

Ma la felicità dura poco.
Ermes, messaggero degli dei, svela a Perseo la sua natura di semidio, facendogli così capire perchè la madre insistesse tanto nel renderlo un uomo forte e senza paura, un eroe il cui destino è inevitabilmente segnato.
Ditti, nel frattempo, decide di recarsi alla dimora del re Polidette, affinchè questo benedisca la sua unione con Danae. Anche qui, la storia si slega dal mito: Danae, in realtà, era innamorata di Polidette e questi, per liberarsi di Perseo, lo costringe a compiere un’azione eroica da cui, spera, non tornerà mai vivo; dovrà, infatti, recuperare la testa della gorgone Medusa e offrirgliela in dono. Un’altra versione del mito vede Danae schiava di Polidette e Perseo farsi avanti nell’uccisione del “mostro”, nel tentativo di liberare entrambi dal giogo di Polidette stesso.
Tornando al fumetto, scopriamo l’amore del dio Poseidone per Koral: quando l’ospitalità di Polidette si trasforma in una sorta di gabbia dorata per i tre personaggi, è Medusa a prendere l’iniziativa: propone ai due una fuga, così che possano vivere liberi dalla fitta trama che il Re stava tessendo attorno a loro. In realtà, a fuggire saranno poi solo Koral e Medusa, che spariranno nelle profondità marine a causa della rabbia del mare. Mentre il primo però, verrà graziato, il secondo verrà trasformato in un’orribile creatura, con zanne affilate e serpi al posto dei capelli, ed imprigionerà con sè Koral che, grazia alla sua cecità, non verrà trasformato in pietra dallo sguardo dell’amante.
Ora, potrei svelare il finale e rovinare tutto, ma lascerò il possibile lettore con l’amaro in bocca: non sono qui per descrivere pedissequamente il fumetto ma per recensirlo, dunque non spetta a me svelare quanto accade dopo.
Come già affermato, conosco Cristina da una vita: negli anni, fin dai primi tempi, ho ammirato tremendamente i suoi disegni, sebbene lo stile fosse completamente diverso. Non in termini di bravura, ma puramente in termini di ispirazione: il suo stile si stava affinando, pian piano, sebbene la direzione da seguire fosse ancora incerta. Posso tranquillamente affermare che sia letteralmente sbocciata e già dalla prima versione di Gorgonia si vedeva questa crescita incredibile, sia a livello di disegno, sia a livello emozionale. Certo, è sempre stata in grado di affascinarmi, ma a questo punto posso dire che sono ben oltre la fascinazione: i tratti con cui disegna, con estrema delicatezza, un prodotto che rischia di accodarsi e rimanere incagliato nell’etichetta di semplice “Boy’s love“, diviene invece un canto di amore, fedeltà e disperazione. Con maestria, tratteggia una storia che non fatica a intrecciarsi col mito, mostrando la preparazione storica che vi è dietro: dal disegno, che spazia dal fumetto vero e proprio alle rappresentazioni delle scene eroiche tipiche dei dipinti dell’epoca Micenea. Sia gli usi che i costumi sono stati rispettati e, sebbene si distanzi dal mito ad un certo punto, offre una storia verosimile e sincera. L’amore profondo, quello che non si rassegna alla morte, è la chiave di quest’opera meravigliosa.
Eleonora appare come una degna narratrice e collaboratrice, lasciando il segno con le parole esattamente come Cristina le trasforma in arte.
Suggerimento? Compratelo. Non per suggerimento ma come consiglio accalorato.
Raramente riesco a trovare opere che riescano a colpirmi così nel profondo come Gorgonia e, credetemi, sono un’avida lettrice e spazio tra i generi senza indugio. Non solo perchè è uno dei fumetti dalla qualità incredibile, ma perchè la storia riuscirà a toccare tasti emotivi che nemmeno credevate di avere: scivolerà fra le ossa e la carne e rimarrà incastrata nel cuore senza che nemmeno ve ne accorgiate. E non sono la sola a pensarlo: il mio compagno, che non è esattamente avvezzo a questo genere, ha chiuso il volume con le lacrime agli occhi. Io l’ho fatto piena di orgoglio.
Perchè è il raggiungimento di una vetta, dopo un percorso artistico di ventun anni; è l’apoteosi di una coppia di autrici che ha versato anima e sangue per partorire forse uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.
Al di là del particolare affetto che provo per entrambe, posso dire che le mie parole sono state dettate dall’imparzialità: come mi è stato detto, sono un giudice critico e talvolta spietato, e non posso che farmi vanto di tale affermazione.
Gorgonia mi ha insegnato ad amare.
E spero che possa instillare nei suoi lettori la stessa scintilla che mi ha fatto vibrare il cuore.


